Modulo A690: un “pezzo da anni 90”!

Che dire? O meglio, cosa scrivere? Questa è la prima volta per me su Nerdone.it! Non sono un vero esperto di Amiga ne un elettronico ne un informatico, faccio il cuoco e mosso da curiosità, seppur distruggendo ahimè tante cose, ho maturato qualche competenza, accumulato materiale (più come collezionista) al punto di riuscire, anche con po’ di fortuna, a realizzare un controller SCSI per il CDTV.

Complice un’amicizia comune, mi sono unito al gruppo Nerdone.it dopo Brusaporto retrocomputing 2019. Il gruppo, oltre alla passione comune per il retrocomputing, ha la missione di fare “memoria comune” delle scoperte fatte dagli appartenenti al gruppo ed eventualmente di documentarla su questo blog, oltre tutto il gruppo che è sempre un piacere incontrare in occasioni come Brusaporto, devo ringraziare Matteo Filippi, che non si è risparmiato nell’aiutarmi a scrivere questo articolo e consentirmi anche di presentarmi meglio.

Ho visto per la prima volta il CDTV in SMAU, presso lo stand Commodore, e ne sono stato colpito ed affascinato da subito,, ho poi atteso oltre 20 anni per averne uno! Il caso volle che lo stesso giorno in cui ne trovai uno in un mercatino, in una bancarella poco lontana mi accaparrai anche la sua tastiera nera, un bel colpo di fortuna, nei mercatini degli anni 2000 questi “miracoli” erano ancora possibili.
Il CDTV non può essere definito un vero successo di vendite, (tipico degli alti e bassi di Commodore) ma rappresenta uno spettacolare tentativo di approccio al multimediale di massa: il suo design futuristico, il look nero totale, sono solo aspetti estetici a favore di un progetto non banale con caratteristiche assolutamente all’avanguardia per i tempi, in un design da tipico CD Audio da impianto HI-FI, include un magico AMIGA al suo interno, con supporto, CDROM, CD-G, mouse e controller di gioco senza fili, genlock dedicato, predisposizione SCSI, porte midi standard, Memory Card e virtualmente possibilità di aggiornamento firmware basato su tecnologia flash, un po’ come per i BIOS moderni e , tutto questo già nel 1991!

Vi racconto qualche curiosità circa il modulo “CDTV” A690, prima di parlare del suo nome, che di per se è già una curiosità. Questo dispositivo nasce in Commodore nei primi anni ’90, con l’idea di base di dare un supporto CD, e di conseguenza anche compatibilità ai giochi nati per CDTV, ai possessori di Amiga 500 e 500Plus. Il progetto non poteva assolutamente integrare tutte le specifiche del CDTV e d’altra parte non sarebbe stato necessario, perché tante caratteristiche erano già a bordo del A500.
Gran parte delle caratteristiche sono state implementate attraverso l’emulazione: la maggior parte delle features emulate girano attraverso il chip XC2064-50 XILINX, che dotato della sua rom seriale, carica ed esegue il codice necessario a definire la base della dotazione necessaria, lo sviluppo si è poi dovuto orientare intorno alle extended rom CDTV, che non erano ottimizzate per funzionare con il Kickstart di Amiga 500Plus. Un altro problema che si presentava era che mentre tutti gli Amiga avevano a bordo un floppy disk drive sempre collegato, questo non valeva per il CDTV che lo prevedeva come opzionale esterno e sempre come primario DF0.

Una caratteristica in particolare venne realizzata in modo molto simile al CDTV, ovvero il salvataggio delle cosiddette “preferenze” che sul CDTV avviene su RAM costantemente alimentata. La situazione però era diversa sul A500, i progettisti previdero il suo parallelo inserendo nel A690 una batteria ricaricabile che alimentava la RAM anche quando tutto era spento ed archiviato nel cassetto. I conoscitori di Commodore o chi ha un minimo di esperienza in ambito retrocomputer, sta già cominciando a capire quali danni abbiano potuto subire questi dispositivi con le (maledette Varta) batterie interne.

. Frontale del modulo A690

Non è chiaro se Commodore scelse A690 come nome del prodotto in fase progettuale e poi fece marcia indietro, infatti poi il prodotto ufficiale uscì sul mercato come A570. Probabilmente in Commodore ci furono ripensamenti riguardo al numero “6”, siccome l’utenza e il mercato avrebbero erroneamente associato la numerazione derivata da A690 ad una periferica fatta per Amiga 600.
Sembrerebbe che il modulo “A690” fosse inteso come sistema di sviluppo assegnato dal gruppo CATS, il Commodore Amiga Technical Support, ai produttori di software per CDTV.
A dare supporto a questa ipotesi vi è la oggettiva rarità del pezzo, pochi esemplari sono noti e la versione delle ROM CDTV è la poco nota 2.0!
La scheda, si presenta con le caratteristiche di un prototipo allo stadio finale, infatti alcune unità hanno apposto un piccolo adesivo rosso con la scritta “PROTO” attaccata alle consuete label sottostanti, la PCB presenta una certa quantità di modifiche di tipo rework, con troncature di piste e vari fili saldati, nonchè il chip enable della rom CDTV avviene tramite un filo volante. Anche la plastica del case è di tipo diverso da quella del prodotto finale (A570), nonchè alcuni fori di fissaggio della cover non si allineano alla piastra base, un ulteriore differenza è che l’unità definitiva dispone di un connettore di alimentazione dell ‘unità ottica orientato in verticale proprio per favorire l’inserimento delle schede di espansione previste dal progetto generale, ma mai commercialmente rese disponibili per il dispositivo. Riguardo alle batterie tampone, per fortuna Commodore, con l’uscita del prodotto definitivo, rivide il progetto di implementazione della ritenzione dati su RAM, sostituendola con delle eeprom, eliminando la batteria in via definitiva, si può dire che è stata una grande rogna in meno per tutti i collezionisti ed appassionati.

La storia di questo esemplare del misterioso A690 è un po’ la solita degli acquisti su ebay negli anni 2000: per chi ha vissuto le aste di quel periodo, alcune passavano veramente inosservate agli sguardi poco attenti dei più! Il dispositivo era in Francia, ed il venditore non spediva fuori dal proprio territorio nazionale, così chiesi ad un amico, uno Chef che lavorava e viveva a quel tempo in Corsica, che lo recuperò vincendolo per me.
Il dispositivo era conservato in una località vicino al mare per cui mi giunse corroso anche dalla salsedine, una volta aperto ho potuto osservare tutta la corrosione causata dalla perdita della maledetta batteria !!

Finalmente in questi giorni ho potuto rimetterci mano ed ho dovuto lavorarci molto per recuperare le tante piste corrose, ho dissaldato lo zoccolo della eprom, poichè corroso, e ripristinato il connettore dei led frontali, distrutto anche quello dall’acido, controllato la eprom con l’apposito lettore, una pista in particolare mi aveva tratto in inganno, e fintanto che non la ho ripristinata il modulo non funzionava, una ripulita con alcool isopropilico e spazzolino e il modulo ha finalmente ripreso vita, con le prime prove ho potuto osservare che il led di attività CD era bruciato, cosi lo ho sostituito con uno quasi identico, ma ancora arancione, cui ho dovuto togliere circa un millimetro di spessore., vi sono diverse differenze tra le varie versioni delle ROM CDTV e sembra che partire dalle rom 2.0 il supporto CD-G sia stato rimosso, in effetti la lettura di un CD-G sul A690 e A570 comporta il reset ed il riavvio del sistema, farò certamente alcune ulteriori prove anche con diversi Kickstart, comunque mi sento veramente fortunato ad averlo ripristinato.

A690 TOP PCB

A690 PCB con dettaglio del rework sia di fabbrica che recente
A690 TOP PCB Dettaglio el connettore EXPANSION, i Segnali di questo connettore fanno capo al DMAC esattamente come nel CDTV
Postazione di prova amiga e primo avvio dell’unità.

Notare la firma delle ROM CDTV 2.0

Commodore 1901, SCART o non SCART? Questo è il dilemma! Storia di un restauro.

Il Commodore 1901 è uno dei monitor più interessanti nella galassia di modelli prodotti dalla gloriosa casa statunitense. Il 1901 infatti possiede tutte le interfacce RGB e chroma/luma necessarie ai nostri amati 8 e 16 bit, offre una qualità di immagine dai neri profondi con il suo tubo catodico di provenienza THOMSON, ed infine esteticamente ha linee gradevoli e minimali, delicatamente raccordate, che ricordano gli AppleColor.
Per queste ragioni, si può accoppiare, facendo “pendant”, ad un 64G passando dai 128 in tutte le sue varianti, fino ad arrivare anche alle sorellone a 16 bit Amiga.

Oltre a quanto detto sopra, il 1901 essendo progettato dalla francese THOMSON, nasconde al suo interno una particolarità, ovvero ha tutta la logica e l’elettronica per offrire un RGB analogico tramite SCART (per chi non lo sapesse, la SCART è uno standard europeo di origine francese). Questa peculiarità non è nemmeno tanto segreta, valutando che sul retro nella zona del pannello con tutte porte RGBi (DB9) e gli RCA per il chroma/luma fa capolino la sagoma di una porta SCART.
Attenzione però a non cadere nell’errore di acquistare un THOMSON CM36512 per Atari ST. I due monitor hanno lo stesso identico case e la stessa mainboard, ma quello marchiato THOMSON (sullo sportello frontale e sull’etichetta del retro) non possiede la daughterboard per la gestione del segnale RGB analogico, mentre quello marchiato Commodore, ha le potenzialità per aggiungere la SCART. Sono certo di questa affermazione, infatti avendoli visti entrambi con i miei occhi posso confermare che i due monitor pur avendo la stessa base di partenza, sono diversi. Le informazioni sul web sono errate, in certi post di reddit, riguardo all’aggiunta della SCART viene detto che i due monitor sono equivalenti, ma non è così.


Al mercatino di Marzaglia del settembre 2022, un esemplare di 1901 faceva bella mostra di se su un banco nella zona prato. Il sole era già vicino all’azimuth e nessun avventore aveva ancora sborsato la somma per trovargli un posto in un meglio ombreggiato bagagliaio… almeno fino a quando non è passato il nostro Enrico! Dopo una breve contrattazione con Tom, venditore conosciuto e grande appassionato di retrocosi, il monitor aveva trovato una nuova casa.

Per chi non conoscesse Enrico, detto Nevio, deve sapere che una sua caratteristica è quella di essere spiccatamente caparbio, peculiarità che proietta anche nel collezionismo e lo porta a raggiungere gli obiettivi che si pone, mobilitando tutte le risorse che sono necessarie.
Il suo obiettivo per questo 1901 era quello di farlo tornare come quando era uscito dalla fabbrica nel lontano autunno del 1985, ma specialmente, voleva la SCART!

La situazione che si presentava era quella di un monitor tutto sommato funzionante ma con tanti piccoli difettucci, che diventavano enormi magagne inaccettabili agli occhi del nostro “Nevio”. Andiamo a capire quali sono!

Pulsante di accensione in modalità stuzzicadente

chi non è di “primo pelo” conosce fin troppo bene il problema di quel particolare pulsante di accensione montato su tantissimi modelli dei nostri display C=, per cui si utilizzano i più svariati spessori (stuzzicadenti, plettri, monetine, foglietti piegati, ecc. ecc.) per mantenere in posizione ON il pulsante principale di accensione, impedendo al meccanismo di riposizionarsi su OFF.

Giallone che più giallone non si può

Le plastiche avevano perso l’elegante doppio colore grigio virando sgradevolmente verso il giallo. Sappiamo che esistono due scuole di pensiero sull’estetica, chi sostiene che devono rimanere così com’è per testimoniare l’età e il vissuto di 30/40 anni, chi sostiene che il retrobright se esiste, vada usato. Vedremo che si può percorrere anche la “terza via”.

Sportellino, questo sconosciuto

Lo sportellino non c’era proprio, e nell’economia dell’estetica, la presenza o la sua assenza gioca una parte fondamentale.

Muuuuuto

Il suono, se vogliamo trovare un difetto, è MONO, non suonava, neanche un gracchio, nemmeno un bump, era muto.

Gli elettrolitici

Qua i filosofi del restauro potrebbero dibattere per mesi. Recappare per prevenire guasti che prima o poi avverranno o lasciare così, siccome funziona e si riparerà dopo?
Il nostro Nevio è della scuola “finchè hai le mani in pasta, bisogna recappare come se non ci fosse un domani”. Per Nevio vale la massima: dopo che l’ho sistemato, non lo voglio più riaprire per altri 30 anni.

La SCART

Questo aspetto più che un difetto è una miglioria. Come già accennato, il 1901 possiede tutta la logica elettronica per maneggiare il segnale RGBi e per trasformarlo in RGB analogico tramite una sorta di daughter board saldata su uno slot della mainboard. La domanda che vorrei fare ai progettisti di questo monitor è la seguente: perché mettere tutta la componentistica, con conseguente aumento dei costi di produzione, per poi non saldare l’ultimo componente, ovvero la porta SCART femmina? Lettori, fateci sapere la vostra opinione dei commenti. Qualche spiegazione ho provato a darmela, ovvero la SCART è uno standard che interessava solo certi mercati, specie quello europeo, mentre negli altri paesi non si usava. Oppure si sono resi conto di uno shortage del componente scart femmina, molto particolare e fuori standard, più avanti capirete perché.

IL CANTIERE

Nevio da caparbio Project Manager, o Capo Cantiere che dir si voglia, ha appaltato i lavori ai nerdoni dotati di maggiori capacità manuali ed anche a “contoterzisti specializzati”. Queste fasi di recupero ve le dovete immaginare come la trasmissione “Affari a 4 ruote” (Wheeler dealers) che danno su DMax in cui Ed China è interpretato da Matte, mentre Mike Brewer è interpretato da Nevio, e poi i vari esperti che cambiano puntata per puntata. Tranne che alla fine il monitor non lo rivende, ma se lo tiene!

FASE 1 – LA SCART

Nevio ingaggia Matte con la seguente consegna: «Ho visto che un tale su internet ha messo la SCART sul 1901, sapevo che si poteva fare e il monitor l’ho preso anche per questo, se c’è riuscito lui, possiamo riuscirci anche noi nerdoni. Ecco un sacchetto di porte SCART femmina. Potresti metterla sul mio? Però ocio!»
Così Matte (il sottoscritto) apre il cassone, individua la parte dove saldare la porta e si rende conto che le porte fornite sono sbagliate, ovvero i contatti piegati a L dovrebbero piegare a 180° dall’altro lato. Inoltre per effettuare la saldatura bisogna dissaldare una piastra tenuta ancorata alla massa della mainboard con 6 enormi saldature e un mare di stagno.

Qualquadra non cosa! La porta SCART ha gli 11 contatti in basso mentre le 11 saldature fanno fatte in alto… mmm…


Dopo aver scandagliato eBay, aliexpress, RS components, Mouser e Farnell, di scart flippate di 180 non se ne trovano, al mondo non le fa più nessuno.
L’unica soluzione quindi è stata armarsi di pazienza e piegare i 21 singoli piedini dall’altra parte per poi fissarli con colla a caldo alla plastica del connettore, e così è stato, vedere la foto per credere.
Per dissaldare il piastrone di metallo è servita la cosiddetta “calma e gesso”. E anche una buona stazione dissaldante.
Una volta ottenuto lo spazio, saldare i 21 piedini del connettore SCART unico al mondo è stata una passeggiata.

Anche l’audio muto è stata una riparazione semplice, si trattava di uno dei due cavi che andavano allo speaker troncato di netto. Cosa stranissima. Con un punto di stagno ed un po’ di termorestringente la cosa si è risolta.

Restava lo sportellino mancante. Con somma fortuna su thingiverse un buon uomo aveva già pubblicato il modello 3d da stampare per sistemare la mancanza. Con la mia fida Artillery Genius ho giocato al mm per riuscire far stare in diagonale l’enorme sportellone frontale. Missione compiuta!

Al termine della fase 1 il risultato era quello di avere un monitor con sportellino stampato in 3d, un audio funzionante, ma specialmente una SCART in più sul retro!!!

FASE 2 – PREVENZIONE e PULIZIA

La seconda fase ha riguardato l’estetica e la prevenzione dei guasti.
Il monitor, dopo essere ritornato nelle mani del proprietario, ha visto uno smontaggio completo dello chassis di plastica dall’elettronica (scheda + tubo catodico). Sulle plastiche si è provato un pesante retrobright senza successo. Probabilmente il sole non spingeva a sufficienza la formula collaudata che in casi precedenti aveva dato successo.

Da questi tentativi si è scelta la terza via, ovvero la verniciatura. Il buon Nevio quindi ha radunato tutti i pezzi e prendendo come riferimento cromatico l’interno delle plastiche, le immagini sul web e certi forum dove si parlava di tinte colore, ha identificato i colori giusti (il monitor infatti è bi-color) e si è fiondato dal suo carrozziere di fiducia. Vi dirò che quando ho visto il lavoro finito dal vero non credevo ai miei occhi per quanto fosse venuto bene, una qualità e fedeltà all’originale sbalorditiva, inoltre così non scolorisce più!


Lo sportellino stampato in PLA nel 2023 era perfettamente armonizzato con le plastiche del 1985 ma mancava la scritta serigrafata “Commodore 1901” sul frontale, per cui Enrico, dopo aver contattato una tipografia del Modenese, aveva una decina di adesivi fondo trasparente, colore nero, della misura perfetta e del font perfetto rispetto all’originale.

Nel frattempo, specialmente per ottimizzare i tempi ma anche perché io (Matte) non sono molto a favore dei recap alla cdc, l’elettronica era sul banco di un vecchio esperto di CRT a Vignola per un recap completo ed una taratura dei colori e della geometria dell’immagine.

FASE 3 – LA RESA DEI CONTI

Sono seguiti il riassemblaggio e i test. Tutto era rinnovato e lucidato, ma era smontato sul tavolo della tavernetta di Nevio. Così una sera, dotati di guantini bianchi da assemblaggio, abbiamo letteralmente rimesso insieme i pezzi. Il risultato più soddisfacente è che tutti i pezzi hanno ritrovato il loro posto, fino all’ultima vite! Infine con un bel C128 ed un amiga 600 siamo passati al collaudo che ha dato esito positivo al primo colpo su tutte le porte. C’è stato qualche siparietto comico, come quando abbiamo acceso e non andava nulla, con conseguente attimo di panico, salvo poi accorgersi di non aver acceso l’interruttore della ciabatta multipresa.

FASE 4 – Saluti e fine tuning

Dopo la serata di collaudo, il monitor è stato spostato al suo posto nel Nevio’s lair. Dopo qualche sera arriva, sulla chat dei Nerdoni, il messaggio allarmato che documentava un comportamento anomalo sul segnale RGBi a 80 colonne del C128D. Sembrava che il segnale video diventasse stabile solo dopo aver “scaldato” i componenti. Da freddo invece serviva qualche minuto per ottenere un’immagine stabile. Dopo attento studio degli schemi elettrici e scambio di impressioni online emerge che bisognava agire su un trimmer PL02 malefico, sulla mainboard per fare tuning del vsync. la complessità era che la taratura andava fatta a monitor acceso sfilando la mainboard per raggiungere il PL02 abbastanza “infognato”. Nevio, armato di cacciavite isolato e di “calma e gesso”, facendo un enorme sforzo per uscire dalla propria comfort zone, procedeva ad agire sul trimmer risolvendo il problema di sincronia verticale. Seguirono grandi pacche sulle spalle e abbracci “virtuali” (siccome eravamo ognuno a casa propria!).

Se volete vedere altri grandi classici dell’informatica rimessi a posto dai Nerdoni, tornate a trovarci su Affari a 8 bit!

PiStorm!

Oggi voglio parlarvi di PiStorm, una scheda di espansione nata pochi anni fa per Amiga 500 (e CDTV).

Ne ho sentito parlare per la prima volta a Brusaporto Retro Computing nel 2021 e la curiosità mi ha convinto a comprarla per metterla alla prova.

Non è un retrodispositivo come le leggendari schede di espansione degli anni 90, e… lo so, il vero retroNERD non vuole nuovo hardware nel suo amato Amiga! 😀

Ma quando un appassionato dedica anni di fatiche per sviluppare un progetto pensato per il nostro mitico computer, non vale la pena di dedicarci un po’ di tempo?

La scheda si chiama PiStorm ed è un dispositivo di interfaccia (logica glue) che permette di collegare un Raspberry Pi (modello 3A+) direttamente sullo zoccolo CPU di Amiga 500. Il processore 68000 quindi verrà sostituito direttamente dall’hardware PiStorm + Raspberry, che Amiga vedrà come una scheda di accelerazione tipo Big Bang di Hardital, o Terrible Fire… ma con caratteristiche uniche e programmabili!

Ma andiamo con ordine e vediamo passo per passo com’è fatta e come funziona.

Pistorm è un dispositivo di piccole dimensioni, poco più grosso dello zoccolo del Motorola 68000.

L’ho acquistato da AmigaStore.eu qualche mese fa a poco più di 40 Euro (negli ultimi mesi il prezzo è salito alle stelle: adesso costa quasi 60 Euro e il Raspberry non è incluso!).

Contiene Altera Max II, un CPLD (Complex Programmable Logic Device) che sarà l’interfaccia hardware tra Raspberry e Amiga!

Si collega tra lo zoccolo Motorola 68000 di Amiga 500 e Raspberry Pi.

Una volta assemblato sarà così:

PiStorm sotto… RaspBerry sopra. Nient’altro!

Il secondo passo sarà la programmazione.

Le modalità di utilizzo del PiStorm sono sostanzialmente due, con caratteristiche molto diverse tra loro:

  • La prima sarà con sistema operativo Raspberry Pi OS
  • La seconda sarà JIT con un sistema operativo chiamato Emu68

Le differenze sono principalmente che la prima modalità sarà la più flessibile, con tante caratteristiche configurabili ma anche la più lenta.

La seconda, sarà con conversione diretta delle istruzioni in codice macchina, la più veloce e “diretta” ma con meno configurazioni possibili.

Partiamo dalla prima modalità, l’emulazione software con sistema operativo Rasberry Pi OS

Va preparata la SD card con il sistema operativo Debian “Raspberry Pi OS” esattamente come si fa con un normale Raspberry.

Con il Rasberry e PiStorm dentro il nostro Amiga 500, accendiamo l’alimentazione.

Lo schermo rimarrà scuro e il led non si accenderà. Panico? No, è tutto normale! L’emulazione della CPU non è ancora avviata e l’Amiga è senza il suo amato Motorola 68000!

Non c’è da preoccuparsi, è come se fosse in stato di RESET.

Attraverso un collegamento SSH dal vostro PC, collegatevi all’indirizzo IP del Raspberry e inserire le credenziali (di default Nome: pi, password: raspberry) e sarete nella Shell di Raspberry OS!

Con alcune righe di comando che trovate sul sito dell’autore di PiStorm (https://github.com/captain-amygdala/pistorm), si installerà l’emulatore software (chiamato Musashi) con le librerie e i files di configurazione necessari per il funzionamento. Si programmerà il CPLD (sempre secondo le istruzioni del sito) e sarà tutto pronto!

Ora, basterà modificare il file di configurazione con le nostre impostazioni preferite e saremo pronti ad usare il nostro “nuovo” Amiga.

Ma cosa può fare il PiStorm?

Scelta del modello della CPU:

68000, 68010, 68020, 68EC020, 68030, 68EC030, 68040, 68EC040, 68LC040

  • Espansione di memoria:

Max. 128GB di Fast 32bit Z3 RAM

  • Versione di Kickstart:

Versioni supportate: 1.3 – 2.0 – 3.1

  • Grafica RTG (per rimappare in HDMI il secondo monitor e utilizzarlo come fosse collegato ad una Picasso oppure utilizzarlo come schermo primario).
  • VirtualSCSI per montare i dischi immagine degli HD Amiga.
  • Cartella condivisa in tempo reale con dispositivi esterni via WiFi! Potete caricare files su Amiga direttamente da qualsiasi dispositivo esterno via WiFi con FTP!

Una volta terminate le configurazioni, saremo pronti ad avviare il sistema con:

sudo ./emulator --config amiga.cfg

In base al file di configurazione, il sistema si avvierà con il kickstart, la RAM, e l’immagine disco di Amiga che avete impostato.

Adesso Amiga funzionerà come se niente fosse, con una CPU, un disco fisso, la Ram e la scheda video emulata da Raspberry!

Le performance non saranno velocissime ma comunque notevoli (si parla comunque di due volte la velocità di un Amiga 3000!).

Il grosso vantaggio è l’espansione di RAM di max 128MB a 32bit e la possibilità di pilotare un monitor in HDMI, a 24bit! Per chi ama la grafica come me, è una meraviglia!

La seconda configurazione: Emu68.

Sostanzialmente funziona come una macchina virtuale: ci sarà un piccolo sistema operativo che si occuperà di tradurre in tempo reale (JIT) le istruzione in codice macchina da Motorola 68000 ad ARM del Raspberry. Questo permetterà di avere una enorme velocità di esecuzione!

In questo caso le opzioni saranno inferiori:

si potrà scegliere il kickstart, il disco fisso (che sarà una partizione della SD card collegata direttamente al Raspberry e farà accesso diretto!) e la visualizzazione RTG come scheda video Picasso.

L’Amiga prenderà il volo e permetterà di fare cose impensabili: tipo renderizzare progetti di Imagine o Real 3D in tempi ‘umani’ 🙂

Ma qual è il vantaggio di tutta questa fatica?

Innanzitutto siamo dei NERD, giusto? Quindi queste cose sono bellissime!

E poi, è molto comodo avere un Amiga completamente accessoriato senza avere hardware esterno, per sperimentare configurazioni, schede video e HD diversi solo modificando configurazioni software e hardware (portarlo agli eventi diventa molto più semplice) . È quasi un laboratorio, per sperimentare le potenzialità di hardware differenti senza dover cambiare componenti e rischiare di danneggiare i nostri retrocomputers.

Lo consiglio per chi ha voglia di “smanettare” con il proprio 500 e provare a portarlo al limite… con una piattaforma opensource che ogni mese presenta qualche nuova sorpresa e qualche nuova possibilità. Tutto questo permette di apprezzare la magia dell’hardware e del software Amiga, che funzionano ancora perfettamente anche con hardware nato 30 anni dopo di loro!

Andrea.

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Brusaporto Retrocomputing 2021: i Nerdoni in pellegrinaggio a “BrusaRetro”

Non è un segreto che noi Nerdoni siamo dei fan sfegatati di Brusaporto Retrocomputing e non nascondiamo che l’aver saltato l’edizione 2020 ci ha addolorati come il vedere un tir di commodore boxati andare al macero…

Uno slogan essenziale, ma carico di significato

In attesa di ripartire, in questi due anni di chiusura forzata abbiamo lavorato nei nostri laboratori, garage, cucine, cantine, mansarde, per riportare al loro splendore originale le nostre macchine. Abbiamo parlato a tutti della nostra passione, abbiamo salvato dall’oblio o peggio, dalla distruzione, tanti esemplari, belli e brutti, rari e comuni, senza fare distinzioni.

Dai primi di settembre 2021, con la certezza che il mitico Daniele Lena & Co. (santi subito) avevano avviato la macchina organizzativa, eravamo con i nostri browser preferiti sul sito http://www.brusaretro.it/, facendo costantemente CTRL+F5 per vedere apparire la form delle iscrizioni, fino a quando, un giorno:

Nico, come un falco, arriva prima di tutti…

Subito ci assicuriamo di prenotare e comunicare il nome degli espositori e le macchine coinvolte. Daniele ci risponde con molta disponibilità e la cosa è fatta.

Il nostro augurio è di incontrarvi dal vivo per potervi mostrare le nostre macchine e per scambiare due chiacchiere sulla nostra passione, ma come si sa, non tutti potranno essere presenti fisicamente.
Vogliamo presentare in questo post, come in una mostra virtuale, ciò che esporremo a Brusaporto Retrocomputing 2021.

Commodore CBM 8032-SK

Se la tira perché sa di essere bello…

E’ difficile trovare parole originali ed inedite per questo computer fantastico, siccome tante ne sono già state spese. Ogni sua curva è da accarezzare col dorso della mano, un vero e proprio pezzo di design.
Proprio questo design è avvolto da aneddoti mitici che riguardano Porsche Design, Ira Velinsky ed il marketing Commodore. Di queste curiosità e di altre ne parleremo a Brusaporto… a proposito… sapete per cosa sta SK?

VIC 1001 (tastiera PET style)

(Immagine di repertorio fonte: www.vic-20.it)

La versione “nippona” che fece da apripista al VIC-20 “nostrano”. Come non ricordare la famosa frase coniata da Jack Tramiel per aggredire (è proprio il caso di dirlo) il mercato giapponese: “I giapponesi stanno arrivando, quindi dobbiamo diventare giapponesi”. Tramiel si riferiva al fatto che l’invasione di home computer giapponesi a basso costo si sarebbe diffusa inesorabilmente, per cui invece di contrastare questo trend, Commodore avrebbe dovuto cavalcarlo con una proposta propria ancora più aggressiva in termini di prezzo e di soluzione tecnica.

EDS C64

Plastikonen indistruttibilen tetesken!

Probabilmente dopo un’oktober fest finita male, i tedeschi di EDS ebbero l’idea di progettare un case “aftermarket” che contenesse un intero sistema Commodore 64 + 2 drive 1541 + 1 datassette 1530. La tastiera originale portata fuori risultava minuscola rispetto al resto, per cui ci aggiunsero un comodo tastierino esadecimale, per non farsi mancare niente. Perchè poi accontentarsi di un banalissimo kernal originale, quando con un deviatore ne potevi avere quattro? Nacque quindi questo panzer teutonico da 30Kg, sgraziato, enorme, al quale serve una scrivania apposita, ma che è diventato uno dei sacri graal del collezionismo Commodore. Altra cosa banale: è bellissimo.
(Sconsigliato per chi soffre di ernia al disco)

Commodore SX-64 Executive Computer

(fonte wikipedia.it)

Un altro pezzo “da 90” della Commodore, lo sterminatore delle diottrie, la gioia degli oculisti, ma a COLORI!!! Portarlo con il suo maniglione rassicura e ricorda costantemente il peso di essere Executive! Un grande incentivo a venire a Brusaporto: quello che vedrete in mostra ha delle peculiarità tecniche ed estetiche che lo rendono UNICO. Non potete mancare. Piccolo spoiler: dual drive, ma non solo.
(Avvertenze: da utilizzare esclusivamente a bordo piscina con camicia sbottonata su abbondante petto villoso)

Commodore C128DCR

Amichevolmente chiamato dai Nerdoni “il computer dello zio ricco” il C128D in versione CR era pensato per i parenti un po’ meno abbienti. Mancava di un case plasticoso con maniglione e porta tastiera e per portarlo ti dovevi organizzare in autonomia… ma hey! Ti portavi appresso 5 computer in 1, e potevi “spistolare” con il CP/M comodamente dalla tua cameretta… Venite a BrusaRetro e vedrete un 128DCR con montato un Basic 8, se non è una chicca questa!

Commodore Amiga 1000

siamo stanchi delle foto da rivista, eccovene una in azione!

Tutti sappiamo quanti errori ha fatto Commodore nella sua storia, ma se dobbiamo citare uno dei maggiori successi a livello di scelte imprenditoriali della suddetta, beh… l’essersi tenuta il progetto Amiga rientra nella Top 3. Se n’è uscita sul mercato con la più bella delle “amighe”, con un computer che offriva prestazioni e delle features che la concorrenza avrebbe raggiunto solo anni dopo. Ci sembrava doveroso portare il migliore, anzi, la Migliore, a Brusaporto.

Commodore Amiga A500 (pimpata)

Questo esemplare farà storcere il naso ai “fighetti” puritani del retrobright/boxato/mint/rare/comenuovo.

Ma è unico perché:

  1. E’ sempre aperta (notare il femminile), cioè le viti sotto non ci sono!
  2. Ha un adesivo apple che non c’entra un caxxo ma sicuramente il suo padrone (Andre!!!), sedicenne all’epoca, pensava che fosse fichissimo
  3. Prima di essere di Andre, era di Batman (o almeno di Alfred)
  4. Ha la scritta Amiga rifatta in nero indelebile e penna Bic e quindi va più forte
  5. Ridi ridi sotto al cofano e sulla sx ha due “chicchine” niente male
  6. Potesse raccontare quello che ha visto e fatto…
  7. E’ a suo agio a fare 3D… si avete capito bene, modellazione 3d su Amiga 500

Commodore Amiga 500 New Art Limited Edition

fonte internet

Vedrete dal vivo queste due Amighe speciali, dal discutibile design teutonico primi anni 90.
Belle come una Golf 2 GTI verde metallizzata con gli adesivi fluo sulle fiancate e impianto stereo Blaupunkt.
Design by Stefanie Tucking, famosa deejay radio e televisiva tedesca che purtroppo è venuta a mancare improvvisamente il 1° dicembre 2018.
Questi modelli particolari solleticheranno le sinapsi dei collezionisti di serie limitate. Non mancate a Brusaporto per vederle e farvi un selfie insieme!

Commodore Amiga 2000 (pimpata)

a suo agio in mostra, ammicca furbescamente con i suoi 1024 colori

Alla Commodore dopo essersi resi conto di avere fatto una cosa bellissima (A1000), hanno pensato che dovevano progettare anche qualcosa “di sostanza”. Un computer espandibile, indistruttibile ma economico, quindi decisero di mettere un gioiello di motherboard in un cassone da assemblato taiwanese. Quando si suol dire: “è brutta fuori, ma è bella dentro”.
Siccome siamo in vena di modi di dire, sull’aria di “ogni scarrafone è bell’a mamma soja”, Luca ci porta il suo A2000 aka “cassone” della sua adolescenza piuttosto pimpato (cose tipo Picasso, GVP 68030, Guru ROM, bla bla bla) con tutto il materiale con il quale faceva 3D insieme al compare Andrea di cui sopra. Vedrete cose che voi umani…

Bene! la rassegna virtuale ed un po’ scherzosa delle cose che porteremo è finita. Non vediamo l’ora di incontrarvi a Brusaporto Retrocomputing 2021!