The Brusaporto Retrocomputing 2022 Chronicles

Narra la frase di presentazione del sito di BrusaRetro: “Brusaporto Retrocomputing, raduno per appassionati di storia informatica con libera esposizione di computer, console e videogiochi obsoleti”. Letta così suona come una frase generica e vuota, vissuta da dentro si rivela come uno dei ritrovi più divertenti ed interessanti, tra i migliori che capita di vivere in Italia.
Forse addirittura il migliore evento, se si valutano la qualità dei pezzi esposti ed il valore degli appassionati che lo frequentano.

Per degli appassionati come noi nerdoni, essere li tra tanti nostri simili, lontani dagli eventi “mainstream”, tipo “NomeCittaCheVuoi Nerd”, ci stampa il sorriso sulla faccia e ci fa strabuzzare gli occhi. Dentro al Salone Polifunzionale è un’esperienza sensoriale integrale, si respira autentica “puzza” di nerd, di monitor roventi, di rifa scoppiati, si odono suoni e musiche emessi da chip sonori, buzzer stonati e accenti da tutta Italia, si vedono cose che svegliano parti addormentate del cervello, e si mettono le mani, a volte chiedendo il permesso, su esemplari visti solo in foto.
Direte voi, manca il senso del gusto, e invece no! Ovviamente non si leccano gli angoli dei monitor, ma testimoni oculari narrano di avere visto banchi abusivi con l’eccellenza gastro-enologica Piemontese e non solo!

Come collettivo Nerdone.it, anche quest’anno per la terza volta abbiamo voluto partecipare ed esporre alcune macchine della nostra collezione. Le vicissitudini personali di ognuno quest’anno ci hanno costretti ad arrivare all’esposizione per un pelo con tutto pronto! La nostra esposizione quest’anno si sarebbe potuta intitolare “Pimped and Rare”. Passiamo a vedere cosa abbiamo portato!

Commodore 64 con REU 1764

Inizio col botto! O meglio con Sonic! Il biscottone lo conosciamo tutti, ma quella cosa bianca che esce da dietro? E quell’alimentatore maggiorato? Ed il demo disk originale? Beh quest’anno con il recente rilascio di Sonic per REU non potevamo non presentarlo. Quindi Demis ha scelto di presentarci la REU 1764. Occhi attenti l’hanno visto da metri di distanza! Una menzione d’onore alla ragazza che ha piantato le radici davanti a Sonic!

I Nerdoni, ma specialmente Sonic, sono la sua passione!

Amiga 2000 pimped

Facciamo un Amiga 500 ma più espandibile, dissero gli ingegneri Commodore, ma finirono la genialità tutta sulla motherboard e il design non era ancora pronto. Luca, ma vogliamo riempirli questi slot Zorro? E allora scheda acceleratrice GVP G-Force 68030/68882@50MHz con 32Mb di RAM e controller SCSI 4Mb/s + scheda grafica Village Tronic Picasso II 2Mb + flicker-fixer A2320. Infine GURU Rom, HD SCSI interno da 1Gb ed esterno da 9Gb, CD-ROM Plextor SCSI e Floppy HD.
Un Amiga da far impallidire i presentatori di Pimp My Amiga!

Amiga 500 PiStorm

Le soluzioni dell’epoca e moderne per velocizzare ed aggiornare gli A500 non finiscono di stupire. Per un disegnatore 3D come Andrea che da sedicenne ha mosso i suoi primi passi sul (o sulla) A500 con Imagine, i benchmark di PiStorm non l’hanno lasciato indifferente. In esposizione c’erano gli stessi modelli 3d che utilizzava all’epoca, i quali pompati da PiStorm impiegavano pochi minuti a renderizzare, rispetto alle 8 ore dell’epoca! Se volete saperne di più, Andrea ha scritto un articolo più dettagliato: https://www.nerdone.it/2022/09/20/pistorm/

Amiga 1000 + Sidecar pimped

Enrico ha una passione speciale per Amiga e Sensible Soccer, e quindi avendo aggiunto una A1000 alla sua collezione, voleva che l’esperienza di gioco fosse come dire… fluida, e allora perché non pompare all’inverosimile la vecchia Lorraine? E quindi: dual Kickstart 1.3/3.1 con Relocator, 1Mb di chipRAM, 8Mb di fastRAM, 68000@16MHz, Blizzard 500, A590 dentro al case sidecar con HDD SCSI+DVD slot-in+SCSI esterna. Ora Sensible Soccer non lagga 😉

Commodore SFD 1001 con meccanica modificata

Tempo fa Enrico recuperò un particolare drive SFD-1001 con meccanica KO, per cui ingaggiò il nostro Antonio per indagare se fosse possibile montare la meccanica di un disk drive MFM per PC. Penserete che Antonio sia un valido ingegnere elettronico, e che quindi i suoi studi possano averlo aiutato, ma in realtà Antonio fa il cuoco, ma è tanto tanto tanto fottutamente tenace e capace. E quindi rintuzzato e sostenuto da Enrico, dopo giorni di ricerche e prove è giunto al risultato. Meriterebbe una laurea honoris causa per il lavoro che ha fatto! In foto mentre mostra il suo lavoro a qualcuno che aveva “nasato” l’alto livello di nerdaggine che quel drive sprigionava…

CDTV con controller SCSI selfmade

Quando la comunità di appassionati di retrocomputer mondiale non si era ancora organizzata sul web, era molto complicato riuscire a trovare progetti “precotti” per i nostri beneamati, nel senso che github e i servizi di pcbway/jlcpcb erano li li per nascere, anche youtube era ancora spoglio di tanti contenuti. Insomma eravamo già in tanti molto probabilmente, ma non lo sapevamo. In questo contesto, al nostro chef Antonio, venne l’idea di creare un controller SCSI per CDTV, d’altro canto se c’era per amiga 500 perché non farlo per il “gemello da salotto”? Confrontando schemi di controller scsi con quelli dell’ A570, si accorse che i componenti in gioco erano sempre quelli, quindi individuato il pin out del CDTV, si mise al lavoro con carta e penna e schedine millefori. Dopo diverse prove e tentativi, con il timore di bruciare qualcosa… Eureka! Il Controller era fatto! Prodotto in tiratura limitata, è presente su 3 CDTV dei nerdoni.
Ora il suo progetto è confrontabile con altri presenti in rete, ma possiamo vantare la nostra personale “Nerdone edition”.

Olivetti PC1HD con modifica compact flash

Il progetto era in cantiere da quasi due anni, con tutti i componenti necessari appoggiati in una scatoletta pronti per essere montati, ma diverse vicissitudini tra cui un corposo recupero che aveva impegnato Matteo in altre attività, aveva fatto slittare questo lavoro. In sostanza il lavoro è consistito nell’applicare, con un po’ di licenze poetiche, il lavoro di ricerca di Simone Riminucci, poi trascritto in una guida ed ospitato dal sito Ti99iuc nella pagina TheOnePage dedicata al PC1.
La scelta è stata fatta perché qualsiasi tentativo di riportare in vita il Conner originale era risultato vano. Il progetto in termini pratici e semplicistici consiste nel modificare un flat 40 pin e nel catturare dei segnali dal chip etichettato come 2P20, infine sostituire il bios originale con il famosissimo bios XT-IDE.
Se non fosse stato per il lettore di compact flash che si è rivelato essere rotto, la modifica avrebbe funzionato al primo colpo!
Superato questo inghippo, immaginate la soddisfazione di Matteo nel vedersi riconosciuto il disco una volta lanciato fdisk.
La scelta è ricaduta su Compaq Dos 3.31 perchè occupa poca memoria e riesce a gestire le partizioni fino a 512MB, esattamente la dimensione della compact flash montata. Una dimensione spropositata in confronto ai dischi dell’epoca. Si fosse usato MS-DOS 3.3 si sarebbero dovute creare 16 partizioni oppure si sarebbe dovuto utilizzare un DOS più aggiornato con conseguente maggiore occupazione di memoria.
La giornata ha dato a Matteo la possibilità di conoscere Ciro Barile, entusiasta nell’avere visto la modifica realizzata e i ragazzi di RetroCampus Davide e Massimiliano, due mostri di sapienza del PC1 con tanti progetti nel cassetto che speriamo vedranno la luce.
L’esemplare esposto era equipaggiato con un interessante monitor a colori con una base specifica per il PC1, in modo da poterlo inserire nell’alloggiamento sottostante, dando quasi l’impressione di avere un compatto. Inoltre c’era collegato un floppy drive esterno da 5,25″, bello quanto inutile.

Amstrad PCW 8256

Definito il brutto anatroccolo da Stefano Paganini di Retrocampus, con il quale abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere, in effetti la definizione risulta appropriata, siccome questo modello di computer da ufficio, venduto tra il 1985 e il 1998, ha raggiunto il numero di 8 milioni di esemplari venduti (contando tutte evoluzioni della serie PCW). In Italia è meno consueto vederlo rispetto a mercati dove Amstrad era più radicata come USA o UK.

Era particolarmente apprezzato per il prezzo veramente economico e per la semplicità di utilizzo, equipaggiato con uno Z80 @3,4MHz e 256 o 512KB di RAM. Non aveva dischi fissi ma solamente uno o due floppy drive stranissimi da 3″. Ne consegue che a livello hardware aveva molto in comune con la serie CPC, ma con un taglio specifico per la produttività da ufficio, infatti non ha chip sonori e grafica a colori, ma vanta più memoria, un monitor fosfori verdi ad alta risoluzione, una stampante in bundle ed un vero e proprio sistema operativo CP/M Plus.
Ne consegue che molte software house hanno convertito il proprio codice per questa macchina, visto l’hardware abbastanza comune, non solo sw per la produttività aziendale ma anche giochi! Anche i creatori di SymbOS ( SYmbiosis Multitasking Based Operating System) ne hanno creato una distribuzione per questa piattaforma con risultati sbalorditivi. Detta tra parentesi, SymbOS meriterebbe un approfondimento a parte, ne parleremo in un altra occasione.
Per poter mostrare tutto questo software e considerata la penuria di floppy 3″, ho provveduto a montare un emulatore di floppy basato sull’hardware gotek e firmware FlashFloppy. La guida è consultabile dal blog di Fabrizio di Vittorio il quale poi si è mostrato disponibile nella fase di configurazione finale. Effettivamente, un brutto anatroccolo, diventato infine cigno.

Macintosh 128K Drexel University

Una vera chicca per i collezionisti, questa versione proveniente da oltreoceano, con questa D stampigliata sul frontale, ricorda la fornitura che Steve Jobs procurò alla Drexel University facendola diventare il primo istituto scolastico al mondo ad avere un Macintosh, il primo Macintosh, in aula d’informatica. Era il gennaio 1984, e gli studenti di ritorno dalla pausa invernale, trovarono una bella sorpresa!

Apple IIe Platinum con modem “luci e suoni”

Versione super lusso dell’ Apple II contiene tutti i miglioramenti e potenziamenti accumulati nell’evoluzione degli anni. Fu l’ultimo tipo di Apple II venduto fino a fine 1993! Vanta 128KB di RAM, un 65C02, caratteri più piccoli e 80 colonne integrate, una tastiera estesa presa dal Apple IIGS.
Collegato via seriale troviamo un modem che di vintage conserva solo l’aspetto, simpaticamente nominato “luci e suoni”, creato dal nostro amico Nicola Avanzi, che dentro monta un ESP32, un amplificatore audio ed un adattatore RS232, in grado di pilotare i led sul frontale del modem e di generare il suono rassicurante dell’handshake dei modem analogici, senza rinunciare alla comodità del wi-fi per poter navigare ad esempio… la BBS di RetroCampus!

Apple IIGS Woz Limited Edition

Si può definire l’evoluzione della piattaforma Apple II da cui eredita il nome, per il passaggio ad un processore a 16 bit (65C816) e una grafica e sonoro di qualità superiore, infatti GS sta per Graphics and Sound.
L’ Apple II GS esposto era in versione Woz Limited Edition, vera chicca dei collezionisti, serie limitata ai primi 50000 esemplari prodotti in onore del papà dell’Apple II (e I), Steve Wozniak detto appunto Woz

Apple III

Macchina molto interessante, specialmente dal punto di vista storico, il suo nome infatti viene associato al primo buco nell’acqua commerciale di Apple, vuoi perché non ci lavorò un genio come Woz, bensì un team di normali ingegneri? Questo forse è ciò che pensano i fan dello Steve con la W. La verità è che per mantenere l’elettronica fanless (si dice che Steve Jobs avesse questa fissazione), i componenti interni essendo sottoposti a troppo stress termico, si danneggiassero, quindi furono richiamate 14000 schede madri per essere sistemate con dissipatori più efficienti… il primo reballing di massa! Questo fece calare sul povero Apple III un alone di inaffidabilità, che portava anche le aziende a preferire l’home computer Apple II alla sua evoluzione aziendale. Lo sfortunato III della serie finì di essere prodotto nell’aprile 1984, dopo soli due anni mezzo dal lancio.


Il tempo paradossalmente si ferma e scorre velocissimo allo stesso modo, accelera e frena senza avvertire. Si vorrebbe parlare con tutti, si vorrebbe spiegare a tutti ciò che che si espone, chiedere di ogni cosa esposta, sapere la storia delle persone e delle macchine esposte, siccome un cartello è poco per dire tutto ciò che c’è dietro.

Aspettando il prossimo Brusaporto Retrocomputing 2023, lustriamo le nostre macchine e prepariamo qualcosa di interessante (speriamo) anche per il prossimo anno!


E poi tutti gli altri

Per tutti gli altri ci sarebbe da fare una serie a puntate con tanto di interviste, ogni banco meritava un approfondimento e quattro chiacchiere con gli espositori. Ci limitiamo a pubblicare un po’ di foto scattate da noi, che si vanno ad aggiungere a tutte quelle che stanno impazzando sui gruppi di retrocomputing ed affini.

PiStorm!

Oggi voglio parlarvi di PiStorm, una scheda di espansione nata pochi anni fa per Amiga 500 (e CDTV).

Ne ho sentito parlare per la prima volta a Brusaporto Retro Computing nel 2021 e la curiosità mi ha convinto a comprarla per metterla alla prova.

Non è un retrodispositivo come le leggendari schede di espansione degli anni 90, e… lo so, il vero retroNERD non vuole nuovo hardware nel suo amato Amiga! 😀

Ma quando un appassionato dedica anni di fatiche per sviluppare un progetto pensato per il nostro mitico computer, non vale la pena di dedicarci un po’ di tempo?

La scheda si chiama PiStorm ed è un dispositivo di interfaccia (logica glue) che permette di collegare un Raspberry Pi (modello 3A+) direttamente sullo zoccolo CPU di Amiga 500. Il processore 68000 quindi verrà sostituito direttamente dall’hardware PiStorm + Raspberry, che Amiga vedrà come una scheda di accelerazione tipo Big Bang di Hardital, o Terrible Fire… ma con caratteristiche uniche e programmabili!

Ma andiamo con ordine e vediamo passo per passo com’è fatta e come funziona.

Pistorm è un dispositivo di piccole dimensioni, poco più grosso dello zoccolo del Motorola 68000.

L’ho acquistato da AmigaStore.eu qualche mese fa a poco più di 40 Euro (negli ultimi mesi il prezzo è salito alle stelle: adesso costa quasi 60 Euro e il Raspberry non è incluso!).

Contiene Altera Max II, un CPLD (Complex Programmable Logic Device) che sarà l’interfaccia hardware tra Raspberry e Amiga!

Si collega tra lo zoccolo Motorola 68000 di Amiga 500 e Raspberry Pi.

Una volta assemblato sarà così:

PiStorm sotto… RaspBerry sopra. Nient’altro!

Il secondo passo sarà la programmazione.

Le modalità di utilizzo del PiStorm sono sostanzialmente due, con caratteristiche molto diverse tra loro:

  • La prima sarà con sistema operativo Raspberry Pi OS
  • La seconda sarà JIT con un sistema operativo chiamato Emu68

Le differenze sono principalmente che la prima modalità sarà la più flessibile, con tante caratteristiche configurabili ma anche la più lenta.

La seconda, sarà con conversione diretta delle istruzioni in codice macchina, la più veloce e “diretta” ma con meno configurazioni possibili.

Partiamo dalla prima modalità, l’emulazione software con sistema operativo Rasberry Pi OS

Va preparata la SD card con il sistema operativo Debian “Raspberry Pi OS” esattamente come si fa con un normale Raspberry.

Con il Rasberry e PiStorm dentro il nostro Amiga 500, accendiamo l’alimentazione.

Lo schermo rimarrà scuro e il led non si accenderà. Panico? No, è tutto normale! L’emulazione della CPU non è ancora avviata e l’Amiga è senza il suo amato Motorola 68000!

Non c’è da preoccuparsi, è come se fosse in stato di RESET.

Attraverso un collegamento SSH dal vostro PC, collegatevi all’indirizzo IP del Raspberry e inserire le credenziali (di default Nome: pi, password: raspberry) e sarete nella Shell di Raspberry OS!

Con alcune righe di comando che trovate sul sito dell’autore di PiStorm (https://github.com/captain-amygdala/pistorm), si installerà l’emulatore software (chiamato Musashi) con le librerie e i files di configurazione necessari per il funzionamento. Si programmerà il CPLD (sempre secondo le istruzioni del sito) e sarà tutto pronto!

Ora, basterà modificare il file di configurazione con le nostre impostazioni preferite e saremo pronti ad usare il nostro “nuovo” Amiga.

Ma cosa può fare il PiStorm?

Scelta del modello della CPU:

68000, 68010, 68020, 68EC020, 68030, 68EC030, 68040, 68EC040, 68LC040

  • Espansione di memoria:

Max. 128GB di Fast 32bit Z3 RAM

  • Versione di Kickstart:

Versioni supportate: 1.3 – 2.0 – 3.1

  • Grafica RTG (per rimappare in HDMI il secondo monitor e utilizzarlo come fosse collegato ad una Picasso oppure utilizzarlo come schermo primario).
  • VirtualSCSI per montare i dischi immagine degli HD Amiga.
  • Cartella condivisa in tempo reale con dispositivi esterni via WiFi! Potete caricare files su Amiga direttamente da qualsiasi dispositivo esterno via WiFi con FTP!

Una volta terminate le configurazioni, saremo pronti ad avviare il sistema con:

sudo ./emulator --config amiga.cfg

In base al file di configurazione, il sistema si avvierà con il kickstart, la RAM, e l’immagine disco di Amiga che avete impostato.

Adesso Amiga funzionerà come se niente fosse, con una CPU, un disco fisso, la Ram e la scheda video emulata da Raspberry!

Le performance non saranno velocissime ma comunque notevoli (si parla comunque di due volte la velocità di un Amiga 3000!).

Il grosso vantaggio è l’espansione di RAM di max 128MB a 32bit e la possibilità di pilotare un monitor in HDMI, a 24bit! Per chi ama la grafica come me, è una meraviglia!

La seconda configurazione: Emu68.

Sostanzialmente funziona come una macchina virtuale: ci sarà un piccolo sistema operativo che si occuperà di tradurre in tempo reale (JIT) le istruzione in codice macchina da Motorola 68000 ad ARM del Raspberry. Questo permetterà di avere una enorme velocità di esecuzione!

In questo caso le opzioni saranno inferiori:

si potrà scegliere il kickstart, il disco fisso (che sarà una partizione della SD card collegata direttamente al Raspberry e farà accesso diretto!) e la visualizzazione RTG come scheda video Picasso.

L’Amiga prenderà il volo e permetterà di fare cose impensabili: tipo renderizzare progetti di Imagine o Real 3D in tempi ‘umani’ 🙂

Ma qual è il vantaggio di tutta questa fatica?

Innanzitutto siamo dei NERD, giusto? Quindi queste cose sono bellissime!

E poi, è molto comodo avere un Amiga completamente accessoriato senza avere hardware esterno, per sperimentare configurazioni, schede video e HD diversi solo modificando configurazioni software e hardware (portarlo agli eventi diventa molto più semplice) . È quasi un laboratorio, per sperimentare le potenzialità di hardware differenti senza dover cambiare componenti e rischiare di danneggiare i nostri retrocomputers.

Lo consiglio per chi ha voglia di “smanettare” con il proprio 500 e provare a portarlo al limite… con una piattaforma opensource che ogni mese presenta qualche nuova sorpresa e qualche nuova possibilità. Tutto questo permette di apprezzare la magia dell’hardware e del software Amiga, che funzionano ancora perfettamente anche con hardware nato 30 anni dopo di loro!

Andrea.

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Brusaporto Retrocomputing 2021, il racconto di una splendida giornata

Per la cronaca di questa bellissima giornata, vorrei partire dal fondo, ovvero dai ringraziamenti.

Il senso di gratitudine per aver vissuto questo ricchissimo evento, va innanzi tutto a Daniele Lena e ai “locals” che lo hanno aiutato, quindi al Comune di Brusaporto che ha patrocinato l’evento e messo a disposizione il centro Polivalente.

Un grande grazie va inoltre agli espositori che hanno messo il loro tempo e le loro risorse a disposizione del pubblico. Essendo anche noi espositori, sappiamo il tempo e la cura impiegata per arrivare il giorno dell’evento con tutto funzionante e perfetto. Per noi Nerdoni, BrusaRetro è così sentita che quando un restauro riesce particolarmente bene, o quando recuperiamo un esemplare importante, o facciamo una scoperta particolarmente interessante, ci diciamo nelle nostre chat “questa la esponiamo a BrusaRetro!”.

Ed infine un riconoscimento va al pubblico che nonostante i vincoli e le scomodità è accorso numeroso, riempendo la sala di nerdaggine già dalla prima mattina.

Ed ora passiamo alla cronaca della giornata.

La partenza

La partenza

Diciamo che i NerdOni hanno inclinazioni diverse in fatto di collezionismo… ed anche in fatto di orario di sveglia la mattina, per cui, complice la forbice di allestimento dalle 8 alle 9, la compagine NerdOna è arrivata in ordine sparso dalle 8 alle 9 meno un minuto.

Daniele, la prossima volta, dacci le chiavi che veniamo ad aprire noi… 😉

Prima il dovere…
…e poi il piacere!!!

La giornata

L’impressione quando il pubblico entra in sala è che il tempo cominci a scorrere più velocemente, in un attimo è già ora della pausa di mezzogiorno.

Sono tante le cose che hanno suscitato l’interesse dei visitatori, seguono delle foto prese “live” da noi e dai visitatori.

Abbiamo cercato di esporre cose interessanti che suscitassero almeno un “oh” a chi passava davanti ai nostri tavoli.

Non sono mancati episodi divertenti e molto nerd come le modifiche in tempo reale ad un A500 rev 5 per portare la chip RAM da 512Kb a 1 Mb (senza la modifica, l’espansione nella trap door veniva vista come 512KB di slow ram)

Occhi buoni e mano ferma! Mod su mobo in scioltezza… ma a chiappe strette

Avevamo messo in piedi anche un servizio per cottura di PLA C64 in tempo reale, sempre meglio fare scorta…

Cottura in corso…

Insomma, abbiamo fatto di tutto per contribuire a rendere l’ambiente il più divertente possibile… ed è stata una bella gara… anche gli altri espositori volenti o nolenti hanno reso l’aria bollente, anzi… irrespirabile…

Mi piace l’odore dei RIFA di mattina…

Non possiamo citare tutte le magnifiche cose esposte, non ce ne vogliano gli espositori non citati… Ricordiamo solo la significativa demo funzionante ispirata al film Wargame dei nostri dirimpettai Retrocampus che potete vedere qua in una versione “da studio” (preferisco questa a quella live, per questioni di rumore di fondo).
Link al video
L’uomo “del trolley rosso” Ezio Bagnis ha deliziato i partecipanti con una degustazione enogastronomica delle eccellenze piemontesi, decisamente abusiva, quanto altrettanto gradita.
E cosa dire dei pezzi da 90 esposti da ESoCoP, giustamente “sotto teca”…

Della serie “pochi ma buonissimi…”

E come non ricordare il router messo a disposizione di chi aveva bisogno di internet, come narra il noto passo delle sacre scritture, “avevo bisogno di banda e me ne avete dato”. In tema telecomunicazioni, visto l’interesse suscitato, Nico avrà l’obbligo morale di preparare un bell’articolo/tutorial con un po’ di materiale succulento sulla realizzazione del modem old style (in realtà è wi-fi) con tanto di composizione del numero e handshaking.

Erry ama così tanto il felpone blue Royale che non ha tolto nemmeno il cartellino, o lo ha lasciato per rivenderla subito dopo?

Per l’occasione ci siamo dotati di felpone blue royale (voluto fortemente da Erry) in stile teletubbies con tascone porta floppy e logo aziendale. Tale felpone ha riscosso talmente tanto successo che abbiamo anche la nostra prima fan “felpone dotata”.

Il ritorno

Purtroppo “tempus fugit” e viene inesorabile il momento di sbaraccare e mettersi in viaggio per rientrare… anche se c’è qualcuno che avrebbe voluto restare ancora li, improvvisando un sit-in nel bagagliaio!

Un monitor quasi sconosciuto: Commodore 1081 STEREO (pulizia e recap completo)

Commodore 1081 stereo monitor dark tube PAL EU 220V-240V
KH543/00E – NR.TY 11627025324 – year 1986?


Sì, avete letto bene: stereo.
Lo sottolineo perché fino a qualche giorno fa pensavo che il 1081 fosse un monitor (esclusivamente) monofonico.
Incredibilmente, invece, esiste anche in versione stereo, ma non è identificabile “a prima vista” in quanto sostanzialmente identico al più diffuso 1081 monofonico.
Nel nome non è stata aggiunta la “S”: se l’avessero chiamato “1081S” tutto sarebbe stato più chiaro! 🙂
Ma sono le connessioni presenti sul retro del monitor a rendere le cose ancora più “criptiche”.
Per l’audio in ingresso troviamo infatti un singolo connettore RCA, il che facilmente porta a supporre che si tratti di un monitor monofonico, ma non è così.
L’audio in ingresso nella presa SCART ha invece pieno supporto stereo: il pin 2 è il canale destro (R) ed il pin 6 è il canale sinistro (L).
Controllando direttamente la scheda principale ho verificato che l’unico ingresso audio RCA è cortocircuitato al pin 6 (L) della presa SCART (verifica che è possibile fare anche con un tester senza smontare il monitor).
Per determinare se un 1081 risulti mono o stereo possiamo anche semplicemente verificare la presenza o meno dell’altoparlante di destra utilizzando una luce attraverso i relativi tagli: l’altoparlante di destra è presente soltanto nella versione stereofonica, mentre nella più diffusa versione monofonica i tagli lasceranno intravedere l’interno del monitor.

Il 1081 stereo sembrerebbe esistere soltanto in versione PAL ma, dalle (poche) info presenti in rete, non sono riuscito a stabilire con certezza se questa affermazione corrisponde al vero.

Considerando le capacità audio stereofoniche dell’Amiga 1000, credo che il miglior monitor che si possa abbinare a questa favolosa macchina sia proprio il Commodore 1081 stereo.
In effetti, il monitor di questo articolo è proprio quello che accompagnava l’Amiga 1000 oggetto di un altro mio articolo su Nerdone.it (rigrazio ancora Tiziano G., ma anche Alle per la consegna! 🙂 ).
Sperando di fare cosa gradita, vista la rarità di questo modello, ho scelto di pubblicare molte immagini (soprattutto delle parti interne).

Nonostante la polvere, il monitor si presentava comunque in ottime condizioni estetiche:


Una volta aperto, mi son reso conto che anche l’elettronica si trovava in uno stato di conservazione eccellente (le seguenti foto sono state scattate appena aperto, senza togliere nemmeno la polvere):


Successivamente, ho smontato le varie parti del monitor.
Nelle seguenti foto potete vedere le schede coi condensatori elettrolitici originali e le plastiche di sportellino e pulsante d’accensione (sono riuscito a smontare queste plastiche senza romperle, cosa per nulla scontata!):


Dopo lo smontaggio sono passato alla pulizia dell’elettronica e del CRT.
Vista la sola presenza di polvere, ho eseguito una semplice pulizia con l’aspirapolvere utilizzando la spazzola aspirante in dotazione.

Ho poi scattato diverse foto anche al CRT, che in questa versione è caratterizzato da uno schermo piuttosto nero (aspetto che, di solito, è segno di qualità), mettendo in evidenza alcuni dettagli del giogo:


Come sempre, considerando l’età di questo pezzo d’elettronica, è importante procedere alla sostituzione dei condensatori elettrolitici.
In questo modello i condensatori elettrolitici sono in totale ben 59, dei quali uno (C473) è bipolare (non polarizzato).

Con tanti condensatori da cambiare, ho pensato d’acquistare un “recap kit” già pronto, ma per questo modello non l’ho trovato.
Tuttavia, considerando che l’elettronica Philips di questo monitor risulta molto simile a quella di un 1084S-P, ho acquistato:

  • un recap kit di qualità per 1084S-P;
  • i pochi condensatori differenti/mancanti.

Acquistando un recap kit per 1084S-P da arcadepartsandrepair.com (link diretto QUI) occorre aggiungere i seguenti condensatori:

C112  400V 100uF SNAP-IN (for 220V-240V EU/UK/AU version) acquistabile separatamente da arcadepartsandrepair.com
C232  16V 47uF (50V) Nota: nel recap kit per 1084S-P di arcadepartsandrepair.com C232 è fornito ma risulta da 22uF
C401  25V 2.2uF (50V)
C496  16V 47uF (50V)
C497  63V 1.5uF (sostituito con un 100V 2.2uF in quanto 1.5uF è obsoleto)
C566  63V 1uF (160V)

Di seguito riporto in inglese tutti i dettagli tecnici dei condensatori elettrolitici.
(nota: l’Euro connector è ovviamente la presa SCART).



Commodore 1081 stereo monitor (aka "1081S") dark tube PAL EU 220V-240V [KH543/00E - NR.TY 11627025324 - year 1986?] electrolytic capacitors list

All electrolytic capacitors are through hole radial.
The voltages in brackets listed below are the values I actually used.
* = capacitor not present (or different) in the recap kit for 1084S-P of arcadepartsandrepair.com 

Neck board (PCB # 3138 103 30871):
  C717  200V 4.7uF (250V) (sometimes labeled C716; can be 400V 10uF, CHECK!!!)

Power Supply board (PCB # 3138 103 30861):
* C112  400V 100uF SNAP-IN (for 220V-240V EU/UK/AU version)
  C116  16V 47uF (50V)
  C122  50V 1uF
  C144  200V 47uF (250V)
  C145  35V 470uF
  C146  25V 470uF 

RGB board (PCB # 3138 103 30712): (3" x 2" PCB attached to main board)
  C258  16V 47uF (50V)

Audio Amp board (PCB # 3138 103 30830): (PCB located above the Euro connector)
  C382  25V 4.7uF (50V)
  C383  25V 4.7uF (50V)
  C390  50V 1uF
  C391  50V 1uF
  C394  25V 1000uF
  C395  16V 220uF (35V)
  C396  16V 220uF (35V)

Main board (PCB # 3138 103 30852 - 86-20):
  C204  10V 100uF (25V)
  C205  10V 100uF (25V)
  C206  10V 100uF (25V)
  C214  16V 100uF (25V)
  C216  16V 47uF (50V)
* C232  16V 47uF (50V) (in the recap kit for 1084S-P of arcadepartsandrepair.com C232 is provided but it's a 22uF cap)
  C233  16V 100uF (25V)
  C234  50V 1uF
  C334  63V 0.47uF (250V)
  C345  16V 10uF (50V)
  C346  35V 470uF (labeled C348 on the bottom of the board)
  C347  35V 100uF (50V)
  C352  35V 680uF
  C361  16V 47uF (50V)
* C401  25V 2.2uF (50V)
  C412  16V 10uF (50V)
  C433  16V 100uF (25V)
  C446  50V 1uF
  C447  25V 4.7uF (50V)
  C461  63V 2.2uF (100V)
  C462  35V 22uF (50V)
  C473  50V 4.7uF BP (BI-POLAR)
  C474  50V 1uF
  C482  50V 1uF
  C485  35V 22uF (50V)
  C491  25V 470uF
  C492  16V 330uF (50V)
  C493  35V 470uF
  C494  200V 47uF (250V)
* C496  16V 47uF (50V)
* C497  63V 1.5uF (used 2.2uF 100V instead as 1.5uF is obsolete now)
  C505  10V 100uF (25V)
  C507  16V 47uF (50V)
  C511  16V 100uF (25V)
  C512  16V 47uF (50V)
  C537  16V 47uF (50V) (labeled C357 on the bottom of the board)
  C544  16V 22uF (50V)
  C562  16V 100uF (25V)
* C566  63V 1uF (160V)
  C574  16V 100uF (25V)
  C585  25V 4.7uF (50V)
  C634  16V 22uF (50V)
  C636  16V 22uF (50V)
  C638  35V 100uF (50V)


Nelle seguenti foto potete vedere il lavoro di recap che è stato eseguito sulle varie schede:


Ho proseguito con un semplice ma accurato lavaggio delle plastiche con acqua calda e sapone neutro.

Per concludere, una sequenza fotografica che mostra il risultato finale di questo “restauro”:


Niente male, eh?
Come l’Amiga 1000, anche il “suo” storico monitor è tornato all’antico splendore! 🙂

Un’ultima considerazione: come già detto, in rete si trovano pochissime informazioni su questa versione di 1081.
Se siete in possesso di un 1081 stereo lasciate un commento qui sotto specificando, possibilmente, eventuali differenze e/o aspetti degni di nota.
Grazie!

La BBS è morta… lunga vita alla BBS!

Quando sento parlare dei tempi d’oro delle Bulettin Board System, mentre tutti si animano e sorridono, pensando ai bei tempi andati, mi si stampa in volto un’ espressione ebete dallo sguardo vitreo ed inespressivo, come un italiano medio che si trovasse ad ascoltare la telecronaca di una partita di baseball insieme ad un gruppo di super tifosi degli Yankees!

Il motivo è semplice, ovvero che quel periodo non l’ho vissuto, vuoi per la tirannia dei miei genitori (che così facendo hanno creato un mostro), vuoi perchè, se anche avessi avuto un Commodore 64, mai e poi mai i tiranni (vedi sopra) mi avrebbero dotato di un costosissimo “adattatore telematico”.

Aggiungi che nell’immaginario comune, con quei cosi “attaccati al telefono”, se sbagliavi numero e ti scappava di chiamare tal Professor Falken, c’era la possibilità di scatenare un conflitto termonucleare tra Russia e USA, o più concretamente di vedersi recapitata una bolletta della SIP da 1 milione di lire…

‘tacci tua Matthew Broderick, colpa tua se non mi hanno preso il Commodore!

Il mio accesso alla rete telefonica è avvenuto successivamente con la nascita di quella immensa galassia di internet service provider. Avevo comprato un abbonamento che mi permetteva 20 ore di connessione al mese ad una cifra flat irrisoria, ma questa è un’altra storia…

Ora invece che sono un adulto socialmente ed economicamente emancipato, che a quella che una volta era la linea telefonica si connette anche la lavatrice, mai mi complicherei la vita cercando di collegarmi ad una BBS con il mio amato C=.

Ma da un po’ di tempo a questa parte le cose sono cambiate! Finalmente posso cancellare quell’espressione ebete dal mio volto, perché finalmente so cosa significa “frequentare” una BBS!

La BBS in questione la conoscono già in molti “addetti ai lavori”, e come set di caratteri usa il PETSCII, infatti è fatta per essere consultata con i nostri beneamati Commodore, ma non solo! Parliamo della BBS di RetroCampus, sviluppata dall’ uber nerd Francesco “Ciccio” Sblendorio.

Collegarsi non è complicato, partendo dallo strumento, ovvero il modem, esistono tantissimi kit di modem wifi per Commodore, o per i più pratici ce lo si può anche autoprodurre. Una volta in possesso di uno strumento per collegarsi al web, serve digitare l’indirizzo e la porta della BBS.

Lascio il link con le istruzioni da seguire per collegarsi.

http://www.sblendorio.eu/Commodore/Web

La BBS di retroacademy non è un semplice esercizio di stile, al contrario cresce e si aggiunge sempre di nuove funzionalità.

Sotto vediamo una schermata piuttosto aggiornata al momento in cui scrivo.

Quante informazioni in 40 colonne…

Oltre alle sezioni divulgative di RetroCampus e RetroAcademy esistono tutte le aree degne di un portale moderno senza mancare le quelle amate dai più retro’.

La sezione delle testate giornalistiche mostra una scelta non banale delle fonti, ad esempio MedBunker, TPI, Il post, o Butac, solo per citarne alcune.
Se siete dei veri nerd, la mattina a colazione, la rassegna stampa ve la fate dal vostro C64, mica sky tg24!

Per i più giocherelloni, la sezione games offre i classici tris, forza 4 (ci ho perso dei pomeriggi contro quel maledetto!) o le più mitiche ed ostiche avventure testuali, giocabili direttamente da BBS.

Gli artisti si possono stupire con la PETSCII art. Anche i Nerdoni ne parlano: https://www.nerdone.it/?p=281

La sezione “servizi” però merita una menzione speciale. Mi è capitato a Brusaporto e poi a Bologna Nerd di vedere la funzione di download con salvataggio su disco ( su un disk drive 1541) di un gioco e la cosa mi ha lasciato a bocca aperta.

Cosa dire poi della moda del momento: la chat!

…ma chattare a 80 colonne con il computer dello zio ricco, non ha prezzo!

Ultimamente la chat si sta animando, e va di moda provare a collegarsi in chat con i dispositivi più disparati. Si sono visti C16 (ero presente in chat quando Francesco Gori stava ultimando i test sul suo modem per C16), C64, C128 a 80 colonne, Amiga, IBM e cloni 8086, PC windows e si vedono circolare ultimamente anche dispositivi android.

Un saluto da Nico dal suo IBM 5150 supercarrozzato, condensatori al tantalio tremate!
ma quel modem in alto a sx???

Sia chiaro, di BBS ce ne sono sempre state, ma in quest’era di social e di connettività sempre presente, abbiamo finalmente una BBS nuova, in italiano, che non solo richiama le BBS dei tempi d’oro, ma si apre a nuove funzionalità e originali offerte di contenuti, tipiche dei nostri tempi, senza dimenticare di restare “a nostra immagine e somiglianza”.

Quindi cosa aspettate? aprite il vostro emulatore di terminale petscii preferito, e troviamoci in chat!

Look “total black” per un collegamento di classe! (PETSCII art by Kody)

La prima scheda acceleratrice GVP G-Force Combo 030 50 MHz “full GAL” al mondo

[World’s first full GALs GVP G-Force Combo 030 50 MHz accelerator card]


Fin dal lontano 1990 io e i miei amici amighisti non eravamo “nella media” degli utenti Amiga: la passione per la grafica 3D ci aveva travolto in pieno con programmi come Sculpt-Animate 4D, TurboSilver, Imagine e, più tardi, Real 3D e LightWave 3D.
Va da sé che la bramosia di velocità nel calcolo era all’ordine del giorno: il povero 68000 nudo e crudo arrancava… notti intere passate con l’Amiga acceso e la mattina, al risveglio, il primo pensiero non era la scuola: era quello d’accendere il 1084S e vedere “se aveva finito”!
Al fine di potenziare il mio Amiga 2000 il primo passo fu quello d’acquistare, intorno al 1991, una scheda acceleratrice, si trattava di un prodotto italiano: Hardital Big Bang.
Montava un 68030+68882 a 25 MHz e 2 Megabyte di RAM.
L’accelerazione era davvero notevole, ma buona parte del sistema (espansione RAM SupraRAM 2000 e controller HD Commodore A2090A) rimaneva a 16 bit stretta nel collo di bottiglia del bus Zorro II.
Venduta la Big Bang ad un amico (Andrea!), convinsi mio padre, fortunatamente appassionato di tecnologia anche lui, a spendere una fortuna per acquistare una splendida scheda acceleratrice GVP G-Force Combo 030 clockata a ben 50 MHz… praticamente un missile all’epoca (1992)!
Questa scheda ha potenziato il mio Amiga 2000 in tutti questi anni ed è in uso ancora oggi.
Caratteristiche:

  • CPU 68030 a 50 MHz, PGA
  • FPU 68882 a 50 MHz, PGA
  • 4 Megabyte 32-bit Fast RAM saldati on-board
  • 3 SIMM sockets (supportano solo moduli SIMM a 64 pin proprietari GVP da 1 o 4 Megabyte)
  • controller SCSI-II con chip 33C93A a 14 MHz, connettore SCSI interno 50 pin ed esterno DB25
  • 32 bit expansion bus proprietario per la potente scheda grafica GVP EGS 110/24 (un sogno, introvabile!)

Ulteriori info:
http://amiga.resource.cx/exp/gforce2030
https://bigbookofamigahardware.com/bboah/Product.aspx?id=178

Ammiratela in tutto il suo splendore originale, completa di 3 SIMM GVP da 4 Megabyte ciascuna (RAM totale 16 Megabyte):


Le schermate di Sysinfo non lasciano dubbi sulla potenza del prodotto, guardate soprattutto le performance del disco SCSI: quasi 4 Megabyte al secondo nel 1992!


L’Amiga 2000 così potenziato è stato il mio computer principale d’uso quotidiano fino al 2000-2001: oltre alla grafica 3D navigavo su Internet, gestivo la posta elettronica, masterizzavo audio CD e compilation di MP3, ecc…

Poi, per circa 15 anni, è rimasto inutilizzato nella mia cameretta a casa dei miei, ma in questi ultimi anni, col “ritorno di fiamma” della passione per il retrocomputing, l’ho riscoperto e sto cercando di restaurarlo/conservarlo al meglio.

Durante alcuni severi test di lettura/scrittura su HD mi sono accorto che alcuni file risultavano corrotti (copie non fedeli al 100% del file d’origine):


Ho cominciato ad indagare per capire quale potesse essere la fonte del problema.
Il primo indiziato è stato il disco fisso: ne ho messo un altro (grazie Matte!) ma il problema persisteva identico.
Provando e riprovando ho notato che gli erorri erano assenti a sistema appena acceso (da freddo) ma si presentavano sempre più numerosi via via che passavano i minuti.
Di conseguenza, ho pensato potesse essere un problema di surriscaldamento: su questa scheda ci sono 8 PAL che diventano bollenti, si fa fatica ad appoggiarci sopra i polpastrelli!


La prima azione che ho pensato di fare è stata quella di migliorare il flusso d’aria che raffredda la scheda: le 8 PAL si trovano vicine al fianco dell’alimentatore dell’A2000, fianco che è privo di asole per il passaggio d’aria (le asole sono presenti soltanto sul lato frontale).


Mi sono quindi trasformato in un fresatore 😀 ed ho fresato 38 asole sul fianco dell’alimentatore rivolto verso la scheda acceleratrice; inoltre, per mantenere un flusso d’aria veloce, ho parzializzato le asole originali incollando un lamierino all’interno dell’alimentatore stesso.


Infine, ho applicato un dissipatore di alluminio su ciascuna PAL:


I successivi test di lettura/scrittura su HD hanno mostrato un notevole miglioramento, gli errori erano pochissimi, ma qualche errorino rimaneva… non potevo accettarlo… 😉


La convinzione che il problema potesse essere il risultato di anni di forte surriscaldamento di queste benedette PAL mi ha spinto a cercare una strada per sostituirle.
Ma come fare?
Parallelamente, l’amico Nicola stava sperimentando la lettura di alcune PAL e la loro sostituzione con GAL (chip più moderni) programmate in modo da risultare perfettamente compatibili.
Le GAL sono chip più performanti e non scaldano come le PAL.
Avete capito, ora il nostro comune obiettivo sfidante era chiaro: dovevamo in tutti i modi riuscire a sostituire le 8 PAL con 8 GAL! 😀

Il primo problema da risolvere era ovviamente quello di reperire il codice con cui gli ingegneri della GVP avevano programmato le 8 PAL: sul web non si trovava nulla di nulla!
Abbiamo quindi tentato di leggere il codice delle PAL, ma tutte 8 sono risultate protette… delusione totale!!!

A questo punto, incredibilmente, il destino si è fatto vivo: Nicola ha trovato ed acquistato (fra l’altro a Rubiera, di fianco a casa!) una rara scheda praticamente IDENTICA alla mia, eccola qua:


Era un chiaro segnale che non dovevamo per nessun motivo mollare, anzi: dovevamo puntare ancora più dritti verso il nostro obiettivo! 😀
Infatti, incredibilmente, la lettura delle 8 PAL della scheda di Nicola ha avuto pieno successo, nemmeno una è risultata protetta! Questa cosa ci ha davvero sorpreso, mai ce lo saremmo aspettato.

Le PAL presenti sulla mia scheda (REV 3 – 1.02) sono:

  • U34-74F4 AMD PAL20L8-5PC
  • U35-5F54 MMI PAL16L8DCN
  • U36-90C6 TI TIBPAL20R6-7CNT
  • U37-4D7B AMD PAL16L8-5PC
  • U38-38CC AMD PAL16L8-5PC
  • U39-F029 AMD PAL20L8-7PC
  • U40-B520 AMD PAL16L8-5PC
  • U53-A2B1 AMD PAL20L8-7PC

Le PAL presenti sulla scheda di Nicola (REV 3 – 1.03) sono:

  • U34-74F4 TI TIBPAL20L8-5CNT
  • U35-5F54 MMI PAL16L8DCN
  • U36-90C6 AMD PAL20R6-7PC
  • U37-4D7B AMD PAL16L8-5PC
  • U38-38CC AMD PAL16L8-5PC
  • U39-F029 AMD PAL20L8-7PC
  • U40-B520 AMD PAL16L8-5PC
  • U53-A2B1 AMD PAL20L8-7PC

Si tratta, sostanzialmente, di 2 set di PAL identici: tutti i checksum coincidono!

Bene, eravamo finalmente in possesso dei file JED contenenti le programmazioni delle 8 PAL, ed era già un bel risultato perché, in caso di rottura, avremmo avuto la possibilità di ricreare una PAL sostitutiva.
Ma il nostro obiettivo, come detto, era di creare un set di 8 GAL sostitutive.
Nicola, ormai esperto dopo aver smanettato per giorni con diversi software, è riuscito a convertire i file JED delle PAL in 8 file GJD pronti per programmare 8 GAL.

[segue]


>>> APPROFONDIMENTO: CONVERSIONE PAL ==> GAL

Per trasformare una PAL in GAL si parte da una copia del JED, la “Fuse Map” della PAL, poi con un semplice programma di conversione a riga di comando si trasforma in una Fuse Map compatibile con la programmazione di una GAL.

Le GAL che utilizziamo per rimpiazzare le vecchie PAL, anche se di generazione successiva rispetto a quest’ultime, sono comunque una tecnologia vecchia di anni e ormai sorpassata, ora rimpiazzata dalle moderne FPGA.

Comunque in rete si possono trovare ancora due programmi, uno della Lattice PALTOGAL e uno della National PAL2GAL.

Entrambi validi e compatibili con MSDOS. È possibile comunque utilizzarli su un sistema moderno in emulazione DosBox.

Prima di mostrare come fare la conversione è bene precisare che le funzionalità delle diverse tipologie di PAL possono essere riprodotte su una sola tipologia di GAL: infatti, quest’ultime si possono configurare sia in modalità puramente combinatoria che “registered” (R).

Questo vuol dire che con una GAL16V8 o GAL20V8 possiamo programmare PAL16 L4 L6 L8 R4 o PAL20 L4 L6 L8 R4 R6 ecc…

Utilizzare PALTOGAL della Lattice è molto semplice, si possono specificare i parametri sulla riga di comando oppure eseguirlo in modalità interattiva e fornire una alla volta le informazioni necessarie.

I parametri sono tre: il file JED di input che contiene la Fuse Map della PAL, il file di output ed il numero corrispondente alla conversione che vogliamo fare.

Esempio:

paltogal.exe PAL16L8.JED GAL16V8.GJD -c 2

L’estensione GJD sul file di output non è importante, serve soltanto per identificare la tipologia del JED (GAL JED); più importante è indicare il numero di conversione adatto secondo il seguente elenco da 1 a 64:

È bene notare che questa tipologia di conversione è una “traduzione” della mappa di bit della Fuse Map: le equazioni non vengono estrapolate, l’ordine dei fattori non viene toccato e non viene eseguito nessun tipo di semplificazione.
Questo nella maggior parte dei casi può andare benissimo ma come abbiamo visto può essere necessario ottimizzare ulteriormente la programmazione con tool come WinCupl o OPALJR. Ma questa è materia per un altro articolo…



Le GAL sono state scelte come da elenco seguente:

  • U34-74F4 LATTICE GAL20V8B 15LP
  • U35-5F54 LATTICE GAL16V8D 15LP
  • U36-90C6 ATMEL ATF20V8B-15PC
  • U37-4D7B LATTICE GAL16V8D 15LP
  • U38-38CC LATTICE GAL16V8D 15LP
  • U39-F029 LATTICE GAL20V8B 15LP
  • U40-B520 LATTICE GAL16V8D 15LP
  • U53-A2B1 LATTICE GAL20V8B 15LP

NOTA per U36: utilizzando una LATTICE GAL20V8B 15LP per U36 l’acceleratrice è risultata un po’ più lenta e si sono ripresentati numerosissimi errori di scrittura su HD, invece una ATMEL ATF20V8B-15PC si è dimostrata compatibile al 100%.


Scaricate qui il set completo di file GJD pronti per programmare le 8 GAL:
[Here you can download a complete set of GJD files ready to program the 8 GALs:]

==> DOWNLOAD <==

NOTA BENE: questo set è applicabile soltanto alla G-Force 030 a 50 MHz!
[PLEASE NOTE: this set is only applicable to the G-Force 030 @ 50MHz!]

[segue]


>>> APPROFONDIMENTO: COME SI COMPORTA LA SCHEDA PRIVANDOLA DELLE PAL?

A mano a mano che sostituivo le PAL con le GAL ho provato a vedere, una ad una, come si comportava il sistema privo della PAL (zoccolo vuoto).
Di seguito elenco tutte le prove che ho fatto.

U34 zoccolo vuoto: il sistema non vede più la RAM montata sulla scheda.

U35 zoccolo vuoto: inizialmente non ho riscontrato alcuna differenza.
Ho letto che U35 è coinvolto nell’Autoconfig della memoria.
Questa scheda può configurare la sua RAM in 2 modi settando il jumper J12:
– J12 CHIUSO: i primi 8 Megabyte nello spazio Autoconfig e gli altri 8 estesi
– J12 APERTO: tutti i 16 Megabyte estesi
La mia scheda è sempre stata configurata con tutti i 16 Megabyte estesi, ecco perchè non ho notato alcuna differenza lasciando vuoto lo zoccolo di U35.

Col jumper J12 aperto (tutta la RAM estesa), la presenza o meno di U35 nello zoccolo, come detto, non comporta evidenti differenze (Sysinfo vede la sola acceleratrice e 16 Megabyte estesi):


Chiudendo il jumper J12 la differenza invece diventa tangibile.
U35 nello zoccolo (J12 CHIUSO): Sysinfo elenca una scheda di memoria (virtuale) in più, si tratta degli 8 Megabyte nello spazio Autoconfig.
Questo è confermato anche dalle successive due schermate d’informazioni sulla memoria:


U35 zoccolo vuoto (J12 CHIUSO): la scheda di memoria (virtuale) Autoconfig da 8 Megabyte sparisce e rimangono soltanto 8 Megabyte di RAM estesa.
Le schermate di Sysinfo lo confermano:


U36 zoccolo vuoto: il sistema non parte, schermo nero.

U37 zoccolo vuoto: il sistema non vede più la RAM montata sulla scheda.

U38 zoccolo vuoto: il sistema non parte, il led di power passa da bassa ad alta luminosità.

U39 zoccolo vuoto: il sistema non parte, schermo nero.

U40 zoccolo vuoto: il sistema diventa lento (~50%) e dà errori al boot.

U53 zoccolo vuoto: il sistema parte ma va in GURU ad ogni boot (errori: 8000 0003, 8000 0004 e 8000 000A).



Ed ecco la scheda acceleratrice nella sua nuova veste “full GAL”: obiettivo raggiunto il 24/10/2020! 😀


Le alte temperature delle PAL sono soltanto un ricordo: le 8 GAL rimangono praticamente fredde anche molto tempo dopo l’accensione! 😉
Ed una decina d’ore di file test continuo senza alcun errore dimostra che i problemi di scrittura sono stati finalmente risolti:


Beh, alla fine devo proprio dire che è stata un’avventura lunga ma divertente, molto emozionante… e la soddisfazione di esserci riusciti è unica, vero Nicola? 😀
Che meraviglia!


Scaricate qui il set completo di file GJD pronti per programmare le 8 GAL:
[Here you can download a complete set of GJD files ready to program the 8 GALs:]

==> DOWNLOAD <==

NOTA BENE: questo set è applicabile soltanto alla G-Force 030 a 50 MHz!
[PLEASE NOTE: this set is only applicable to the G-Force 030 @ 50MHz!]

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Mitologia informatica: Amiga 1000 PAL (pulizia e recap completo)

Non c’è che dire, sono appassionato Commodore fin dalla tenera età di 10 anni: correva l’anno 1984 quando, la notte di Santa Lucia, il papà regalò a me e a mio fratello un Commodore 64. Possiamo quindi affermare con sicurezza che è stata “colpa” sua! 🙂
Era il regalo “definitivo”: ad ogni accensione era un gioco nuovo, una scoperta continua, nulla di paragonabile a qualsiasi altro giocattolo.
Passavano gli anni e la “malattia”, anziché guarire, diventava sempre più “grave” 🙂 portandomi il 30 Giugno 1990 a diventare felice possessore di uno spettacolare Amiga 2000, macchina meravigliosa con la quale mi sono divertito fino agli anni 2000.
Se la genesi della “fase C64” è, senza ombra di dubbio, da attribuire a mio padre, il responsabile della mia “fase Amiga” si chiama Andrea G. ed è un amico conosciuto proprio in quegli anni, già felice possessore di un “contagioso” 🙂 Amiga 500.
Quanti pomeriggi passati insieme a sperimentare di tutto e di più!…
Sono ormai passati 30 anni ma la passione Amiga è ancora viva, tanto da spingermi quest’anno (complice un’occasione letteralmente irrinunciabile) ad acquistare uno splendido Amiga 1000, macchina quasi “mitologica” per noi amighisti.
Devo ringraziare Tiziano G. per avermi venduto questo Amiga 1000 PAL/europeo caratterizzato da uno stato di conservazione incredibile.
Ed eccolo qua, appena arrivato a casa, ancora sporco ma funzionante:

La mitica manina che, nel caso dell’Amiga 1000, chiede il disco del Kickstart.

Trattandosi di un retrocomputer, fra l’altro poco diffuso, è bene adoperarsi per conservarlo al meglio: nessuna riparazione è necessaria ma, come ogni macchina delle nostre collezioni, procederò con un lavaggio ed un recap completo.
Immaginate la mia emozione nello smontare la cover superiore e vedere per la prima volta “dal vero” tutte le firme del team originale di sviluppo del progetto Amiga! Nella foto ingrandita in alto a destra è possibile vedere la firma del grandissimo Jay Miner e l’impronta del suo cane Mitchy:

Meraviglia!

In generale il computer è in uno stato di conservazione davvero ottimo, le seguenti foto sono state scattate senza togliere nemmeno la polvere:

Da sx a dx: Denise, Agnus (nel raro package DIP a 48 pin) e Paula. Sulla motherboard questi 3 chip sono identificati dalla prima lettera del loro nome. Denise e Paula sono ceramici.
Il processore 68000.
L’etichetta posizionata sotto la macchina.

Smontando il drive da 3.5” mi sono reso conto che è identico a quello contenuto nel lettore floppy 3.5” Commodore 1581 per C64/C128:

L’alimentatore interno aperto:

L’Amiga 1000 nasce con 256k di RAM interna (chip RAM) espandibili utilizzando un’apposita cartridge da 256k che porta la chip RAM ad un totale di 512k; la macchina in questione è già dotata di questa cartridge:

La tastiera è piuttosto compatta (e sporca!), nella seguente foto è possibile confrontarla con quella del mio storico Amiga 2000:

In alto: tastiera Amiga 2000; in basso: tastiera Amiga 1000.

Procedo con lo smontaggio e lavaggio della tastiera (eseguito semplicemente con acqua e sapone neutro); la barra spaziatrice ed il tasto RETURN sono un po’ ostici da smontare (vero Erri? 😉 ) a causa di 2 ferretti che ne guidano il movimento (visibili nella foto che mostra i tasti smontati):

Ed ecco la tastiera tornata all’antico splendore:

Wow!

La motherboard di questo Amiga 1000 è la 252277 (86.03.28).
L’ho pulita semplicemente con l’aspirapolvere utilizzando la spazzola aspirante in dotazione.
Ecco qualche foto di questo magnifico pezzo d’elettronica scattata prima del recap, lo stato di conservazione è a dir poco eccellente:

C78 manca “di default” nella board 252277.

È il momento di sostituire tutti i condensatori elettrolitici (che hanno sulle spalle ben 34 anni).
Se anche voi volete cimentarvi nell’impresa questa è la “lista della spesa” (includo anche le varianti per l’altra versione di motherboard PAL/europea esistente, la 252277-01, e l’occorrente per il recap dell’alimentatore):


Amiga 1000 PAL board P/N 252277 / 252277-01 electrolytic capacitors list

All electrolytic capacitors are through hole radial.

7x 22uF 16V 5x11mm (C48, C49, C56, C60, C62, C63, C64)

board P/N 252277:
1x 47uF 16V 6x11mm (C76)
1x 220uF 16V 10x12mm (C77)

board P/N 252277-01:
2x 220uF 16V 10x12mm (C76, C77)

1x 470uF 16V 10x16mm (C79)
4x 100uF 16V 8x11mm (C126, C128, C130, C158)

(NOTE: C78 is always missing)


Amiga 1000 PAL PSU Shindengen CA1000PS/EC electrolytic capacitors list

All electrolytic capacitors are through hole radial.

1x 1uF 50V 5x13mm (C10)
1x 4.7uF 50V 5x13mm (C9)
1x 10uF 35V 5x11mm (C49)
3x 100uF 25V 8x13mm (C15, C17, C19)
1x 180uF 400WV 30x37mm (C50)
1x 330uF 25V 13x24mm (C18)
1x 470uF 35V 16x27mm (C16)
3x 2200uF 10V 16x31mm (C11, C12, C13)


Di seguito due foto scattate durante e dopo il recap della motherboard (i nuovi condensatori elettrolitici sono neri):

Il nuovo condensatore principale dell’alimentatore è più alto del vecchio ma fortunatamente ci sta!! (in effetti è sovradimensionato nel voltaggio):

Per un pelo!!!

Dopo il recap, procedo al lavaggio di tutte le plastiche, sempre con acqua e sapone neutro.
Le plastiche sono davvero in ottimo stato.
Ora posso finalmente procedere al riassemblaggio finale:

Super schermato!

Signore e signori, ecco a voi un Amiga 1000 tornato al suo splendore originale!

Ed un test finale con Pinball Dreams, che spettacolo! 🙂
Buon retrocomputing a tutti!

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Ripristino Tastiera Amiga 1000

In questo articolo vi voglio parlare di come ho affrontato il ripristino della tastiera dell’ Amiga 1000 da evidenti segni di ruggine che hanno danneggiato il basamento metallico su cui sono montati tutti gli switches dei tasti.

Cercherò di descriverla a fasi visto che il processo è stato abbastanza lungo:

Dopo aver tolto le plastiche della scocca superiore/inferiore per prima cosa ho dovuto smontare uno ad uno tutti i tasti attraverso questo “santo” strumento che mi ha permesso di preservare gli incastri con gli switches.

Successivamente mi sono accorto che il basamento metallico aveva diversi punti di ruggine più o meno estesa su cui sono dovuto intervenire con della carta vetrata fine per eliminare tutta la corrosione che si era venuta a creare ed il risultato è stato questo.

Dopo questo passaggio ho trovato un’altra magagna ovvero lo switch del tasto 7 del tastierino numerico era parzialmente frantumano nel punto di incastro.

Furbamente incollato, da chi me l’ ha venduta in modo che non si vedesse, quel pulsante era inutilizzabile…eh già…chi mai penserebbe di andare a schiacciare tutti i tasti della tastiera di un’ Amiga 1000 quando ti trovi davanti per davvero tutta la bellezza di questo pezzo di storia commodoriana ormai introvabile e per di più ricercatissimo???

Fortunatamente tramite canali online è ancora fattibile riuscire a trovare pezzi di ricambio usati e quindi sono in attesa dell’arrivo dello switch ma per il momento andiamo avanti…

Dopo aver spazzolato via tutta la ruggine ho provveduto a spennellare con molta calma e precisione tutti i punti incriminati dandoci dell’aggrappante per metalli.

Il giorno seguente ho ripassato le zone in cui avvo dato l’aggrappante con ben due mani di nero opaco da bomboletta che mi hanno permesso di recuperare completamente il basamento metallico ottenendo un buon risultato come si evince dalle foto seguenti.

A questo punto, dopo aver controllato la bontà di tutti gli altri switches sono passato alla fase si sbiancamento dei tasti che avevo accuratamente messo in un paio di piatti di plastica all’inizio e con un bel mix di Oxygen 30Vol. + Bicchierino di Vanish Oxi + 150ml di acqua è passata sia la paura che il giallo limone.

Infine è arrivata l’ultima fase ovvero il montaggio di tutti i tasti e su questo voglio fare una importante precisazione relativamente ad alcuni di questi che richiedono uno attenzione molto particolare.

Ci sono i tasti Enter, Shift SU, barra spaziatrice del layout principale e il tasto ENTER, numero 0 del layout del tastierino numerico che hanno dei ferretti metallici incastrati sotto.

Per toglierli come per rimetterli questi ferretti hanno bisogno di una piccola pressione da parte di un cacciavite piatto di quelli da orologiaio primo di poterli estrarre o rimettere tramite l’incastro meccanico con il suo switch.

Ho fatto qualche foto del tasto “ENTER” e “Barra Spaziatrice” come esempio per cercare di ricordarsi come sono messi visto che sono parecchio nascosti.

Giusto per farvi capire la difficoltà anche le foto stesse non rendono giustizia.

Per non sbagliare mi sono fatto anche un piccolo promemoria :))))))))))))))))

Eccoci arrivati alla fine di questo articolo con il ri-montaggio di tutti i tasti perfettamente lindi e sbiancati come erano in origine in attesa del tasto 7…

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ACA – Amiga Classic Accelerator

Oggi vorrei parlarvi della mia esperienza personale legata alle ACA – Amiga Classic Accelerator, la scheda turbo per computer classici Amiga nello specifico il 1200.

Parto un pò da lontano dicendovi che prima di arrivare all’ aca sono stato un felice possessore di una Blizzard VIPER 1230 – Frequenza 28 MHz con FPU 68882 e 8 MB di RAM della Power Computing.

E’ stato un prodotto veramente valido che ho usato per diversi anni e nonostante fosse una scheda di “vecchia generazione” appartenente agli anni 90 non mi hai mai lasciato a piedi.

L’unico limite per cui ho deciso di cambiarla è stato il passaggio ad Amiga OS3.9 che richiede un quantitativo di ram nettamente superiore.

Oggi come allora la RAM è fondamentale con la sola differenza che oggi, costa praticamente niente.

Di seguito alcune foto che ho fatto prima di separarmene…

Tornando quindi all’ACA che ho acquistato posso dirvi che è dotata di un processore 68030 a 50 MHz inclusa la MMU con 128 MB di memoria ram.

1 MB di questa memoria è riservato per una copia della ROM del kickstart mentre il resto può essere usato come memoria di lavoro per programmi, giochi, utility e tanto altro.

L’ ACA1233n-55 è dotata della tecnologia IDE speeder che accelera la porta IDE interna dell’A1200 dando un pò di brio come tempi di accesso in lettura e scrittura.

Da quello che ho potuto capire documentandomi un pò, ho scoperto che il modello di punta (unico rimasto on line da poter acquistare) ha una memoria molto più veloce rispetto alla maggior parte dei modelli prodotti precedentemente, che utilizzano sempre un processore 68030.

Fortunatamente hanno mantenuto la compatibilità con PCMCIA: lo slot può ancora essere utilizzato, ad esempio per una scheda di rete.

Come tutte le schede acceleratrici che si rispettino c’è sempre il rovescio della medaglia ovvero che alcuni programmi/giochi/utility meno recenti non funzionano con i processori motorola 68030.

In questi casi, la scheda può essere disabilitata andando a spegnere il 68030 in modo da rendere nuovamente attivo il processore originale del 1200.

Oppure può essere ridotta la memoria fino a 0MB come “Fast Ram”, in modo che il 1200 ritorni allo stato originale senza alcun tipo di modifica e senza dover rimuovere la scheda.

Insomma, essendo un prodotto di nuova concezione permette veramente di fare un sacco di cose.

Dopo averla testata a fondo posso dire che è molto stabile, scalda poco (ho messo un dissipatore passivo giusto per precauzione) e l’ OS3.9 ne ha beneficiato sotto tutti i punti di vista.

Finalmente adesso ho la possibilità di usare un sistema operativo ottimizzato e velocizzato avendo a disposizione una “Real Gamer Machine“.

Ciaooooooo NERDONI!!!!!!

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Presenti a Brusaporto Retrocomputing 2019!!!

Esistono tanti eventi più o meno conosciuti, dove poter vedere, eventualmente utilizzare i nostri amati “retrocosi”. Uno di questi momenti, lo aspetto con molta trepidazione, come un bambino in fila alla biglietteria di Gardaland che aspetta di antrare, ed è Brusaporto Retrocomputing, detto anche Brusaretro.

Foto di gruppo degli espositori e dei simpatizzanti del 2019!

Per l’edizione 2019 abbiamo anche deciso di partecipare attivamente fermando un tavolo per esporre un po’ di cose assortite, tutte prodotte da Commodore.

In realtà oltre alle bellissime macchine, console e prototipi esposti, il vero valore di Brusaporto sono le persone che si incontrano, le storie che si sentono e l’interesse e la curiosità che si respira.

Come in una “fiera di settore” ci si può confrontare con persone che nel panorama italiano hanno partecipato anche da protagonisti a quei fantastici anni 80 dove l’home computer è nato, maturato ed invecchiato (non deceduto).

Partecipando a Brusaretro si sperimenta come la scena del retrocomputing sia attiva non solamente nel ricordare quant’era bello quando si faceva così tanto con così poco, ma anche nel creare continuamente accessori, schedine, software di ogni tipo: basti pensare ai giochi che vengono rilasciati ogni mese, ai contest di programmazione che spuntano qua e la, addirittura alle BBS in petscii!

A Brusaporto a noi “nerdoni” non manca nulla: appassionati, computer, videogame e novità stupefacenti si trovano tutte insieme nello stesso luogo e nello stesso giorno!

Ed ora un po’ di foto del nostro banchetto! Grazie a Daniele Lena, organizzatore e webmaster e a tutti quelli che si fanno in quattro per offrici questa bella giornata.

Nelle foto: commodore Plus4 (versione giochi invernali tenuti in Canada), commodore drean 64 (argentino), commodore 16 sigma (messicano), Amiga 2000 (espansa con scheda PICASSO), Amiga 3000 (questa è bella già così). (Eravamo così presi che ci siamo dimenticati di farci una foto di gruppo!)